L’importanza di chiamarsi Diego

Tempo di lettura: 2 minuti

Nel calcio i nomi contano eccome. Le sacre scritture raccontano che in principio fu Ronaldo “il Fenomeno Vero”, poi venne Ronaldinho e infine CR7. Spesso come accade nel calcio latino-americano, i nomi contengono una profezia, rappresentano quasi una sintesi delle qualità del giocatore.
Nomen Omen direbbero gli antichi romani e così, è stato per molti calciatori passati anche per le fila nerazzurre. Gabigol ad esempio, il sortilegio e l’azzardo di mettersi il goal nel nome; una scommessa che non ha pagato e anzi, ha reso quasi tragicomica la breve ascesa con declino, della giovane promessa brasiliana.

Ieri sera nella sfida del Wanda Metropolitano, altro nome che torna nelle cronache e nel destino degli interisti, abbiamo imparato a conoscere l’importanza del nome Diego. Anche qui un nome che evoca subito la classe senza paragoni di quello che forse è stato il miglior giocatore di tutti i tempi: Diego Armando “El pibe de oro” Maradona. Ma sul campo di quello che è il nuovo impianto dell’Atletico Madrid è andata in scena la consacrazione definitiva di due Diego che hanno nell’Inter il loro destino.

Il primo Diego Godin, nuovo acquisto nerazzurro annunciato a Gennaio, tra euforia e imbarazzo per la sua carta d’identità che recita Rosario, 16 Febbraio 1986. Il secondo Diego Simeone, che proprio con l’Inter si è consacrato dopo l’esplosione con gli stessi Colchoneros dei primi anni novanta e sempre in Italia, alla Lazio, ha trovato da protagonista la vittoria del campionato 1999-2000 ai danni della Juventus.

L’allenatore argentino era già divenuto icona di interismo assoluto, dopo la vittoria della Coppa Uefa del 1997 con in panchina Gigi Simone e doppiamente celebrato dai tifosi nerazzurri per i motivi sopra riportati. Scucire dalla maglia della Juventus, uno scudetto che sembrava già assegnato, ha trasformato i giocatori di quella Lazio in una sorta di eroi immortali.

Diego Godin invece non lo scopriamo mica ieri sera. Giocatore di valore assoluto, in nazionale uruguaiana dal lontanissimo 2005 e già noto nelle competizioni continentali dalla sua militanza nel “sottomarino giallo”. Quello che è successo ieri sera però è molto di più di una presa di coscienza; Quasi una folgorazione, per un giocatore a fine carriera, capace di annullare i pezzi da novanta, di una Juventus dalla quali siamo ancora troppo distanti. Godin ha sbarrato la diga della difensiva madridista, insieme al suo connazionale Gimenez, con il quale tiene alta la reputazione della garra charrua in Europa e si è reso protagonista di un gesto che rischia di restare incorniciato nelle nostre cronache anti-juventine.

Al minuto 83, quando in Italia ci si stava quasi accontentando di quanto prodotto dai ragazzi di Simeone, Diego Godin da posizione defilatissima, sigla in faccia a Ronaldo un goal di astuzia e determinazione assoluta. Un goal che regala il 2-0 all’Atletico Madrid e impreziosisce la prestazione in campo e fuori, dei due Diego. Due nomi che il destino ha voluto tingere di nerazzurro e se per uno, c’è la certezza di indossare la maglia dell’Inter, per l’altro c’è la speranza, o meglio il sogno di migliaia di tifosi che vorrebbero vederlo un giorno sulla panchina di Spalletti.

Prima di compiersi però, la profezia dei due Diego, è chiamata a un dovere importante. Sconfiggere l’empio nemico bianconero e regalare una gioia immensa al nostro tifo, prima ancora di tornare a San Siro.

Punteggio Articolo

1 point
Upvote Downvote

Written by Leonardo Serboni

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Caricamento…

0

Comments

0 comments

Diego Godin ha già conquistato i cuori nerazzurri!

Scopriamo l’Eintracht Francorte, avversario agli ottavi!